L'irruzione e le richieste dei manifestanti
Un centinaio di persone ha fatto irruzione questa mattina nel cantiere di un nuovo data center Microsoft ad Amsterdam, secondo quanto riporta Reuters e riferisce The Verge. L'azione è stata organizzata con il contributo del gruppo Geef Tegengas, che si oppone alla costruzione di tre torri per data center alte 85 metri alla periferia della città. Alcuni manifestanti si sono arrampicati su una gru per esporre uno striscione con la scritta "fuck AI"; altri hanno dispiegato un cartello con l'accusa "Microsoft powers genocide" e hanno scandito slogan ostili all'azienda e a favore della Palestina.
Le informazioni disponibili riguardano lo svolgimento della protesta e le rivendicazioni espresse, non eventuali fermi, denunce o reazioni ufficiali di Microsoft, del costruttore o delle autorità locali: su questo punto il materiale non offre riscontri.
Un cantiere che supera il blocco comunale
Il contesto del progetto è centrale per capire la protesta. Amsterdam aveva vietato la costruzione di nuovi data center fino al 2030, dopo una sospensione temporanea annunciata alla fine del 2023. Il sito contestato, però, era stato pianificato già nel 2016, prima dell'entrata in vigore del divieto, e secondo The Verge ha potuto raggiungere la fase di cantiere aggirando alcuni cavilli normativi. Microsoft sarà l'unico inquilino della struttura, costruita dallo sviluppatore britannico Pure Data Centres.
La vicenda mette in luce un conflitto tra la pianificazione urbanistica e le regole approvate successivamente: la data di concepimento del progetto, antecedente al blocco, è l'argomento che ne consente la prosecuzione. Non è invece chiaro, stando al materiale, quali specifici cavilli siano stati utilizzati né se siano oggetto di contenzioso.
Un'opposizione che si estende
La protesta di Amsterdam si inserisce in una stagione di mobilitazioni contro i data center in Europa. Nella stessa settimana, secondo The Verge, attivisti hanno allestito un finto checkpoint militare israeliano davanti a un data center Microsoft a Dublino. Negli Stati Uniti, elettori hanno respinto in più occasioni lo sviluppo incontrollato di queste strutture, mentre le opposizioni locali crescono per timori legati all'impatto sulle comunità.
Sul fronte aziendale, Microsoft ha abbandonato il mese scorso il più grande progetto di data center nel Regno Unito, dopo che i gestori della rete elettrica locale avevano indicato che il sito non sarebbe stato alimentato prima degli anni 2030. L'azienda ha inoltre affrontato proteste di ex dipendenti: la festa per il 50esimo anniversario è stata interrotta da contestazioni sull'uso delle tecnologie Microsoft nel conflitto di Israele contro Hamas, con un dipendente che ha definito il CEO dell'AI, Mustafa Suleyman, "war profiteer". Un altro dipendente ha interrotto l'anno scorso il keynote di Satya Nadella alla conferenza Build; mesi dopo, l'azienda ha licenziato due dipendenti che avevano occupato l'ufficio del presidente.
Cosa resta da accertare
Il quadro offerto dal materiale riguarda soprattutto la cronaca della protesta e le posizioni dei manifestanti. Mancano elementi su eventuali conseguenze legali per gli irregolari, sulla sospensione o prosecuzione dei lavori e sulle risposte formali delle istituzioni coinvolte. Anche il rapporto tra il progetto di Amsterdam e il divieto comunale merita verifiche documentali, poiché la ricostruzione fornita si basa su un unico resoconto giornalistico. Questi aspetti restano aperti e non vengono dati per acquisiti in questa sede.
