La tesi: il test di coding non serve più
Felix Rieseberg, engineering manager di Anthropic che ha guidato lo sviluppo di Claude.ai e Claude Code Desktop, ha deciso di abbandonare il classico colloquio di programmazione. La sua argomentazione, riferita da The Decoder, è che i piccoli esercizi di codice non abbiano più senso: Claude li affronta meglio dei candidati. Per Rieseberg assegnare una piccola sfida in React oggi equivale a interrogare un candidato sull'Assembly. Nei suoi team, aggiunge, un buon punteggio nei test non predice più chi diventerà un ottimo sviluppatore.
Chi è il "junior" e perché conviene
Il manager ridefinisce la figura del "junior": non indica necessariamente chi è alle prime armi, ma qualsiasi ingegnere privo di status, potere o rete interna all'azienda. Secondo Rieseberg i nuovi arrivati hanno un vantaggio strutturale, perché notano problemi che i veterani hanno accettato come dati di fatto. Cita l'organizzatore James March, che nel 1991 scriveva che le organizzazioni dipendono da un flusso costante di persone ingenue, e ricorda l'invito di Patrick Collison ai nuovi assunti a segnalare ciò che appare strano.
Il caso personale risale al periodo in Notion: gli fu chiesto di progettare un'architettura offline che internamente era considerata impossibile, perché il modello dati era troppo complesso e si dava per scontato il rifiuto del CEO Ivan Zhao. L'ostacolo tecnico era reale, la resistenza del fondatore no: nessuno glielo aveva chiesto. Rieseberg sostiene che il problema per i nuovi arrivati sia che nessuno li ascolta, perché le organizzazioni erano costruite intorno a pochi decisori quando l'esecuzione costava cara.
Il prototipo nel fine settimana come nuovo curriculum
Con l'esecuzione resa economica dall'AI, il consiglio di Rieseberg è capire gli obiettivi dell'azienda e agganciarsi alle parti che generano valore: un punto di partenza utile è conoscere i obiettivi del proprio capo. Poi scegliere un'idea ambiziosa, costruirne un prototipo funzionante in un fine settimana e saltare il ciclo di specifiche, approvazioni e lobbying. Meglio una sola buona idea che tre buone nascoste tra venti cattive; un prototipo che mescoli linguaggio di programmazione, backend e app mobili è destinato a fallire.
Rieseberg distingue due tipi di ingegneri: chi lavora su prodotti per gli utenti porta empatia naturale per chi è fuori, mentre chi lavora su infrastrutture o strumenti interni beneficia del non sapere perché qualcosa dovrebbe essere impossibile. Cita due ingegneri allora relativamente nuovi in Anthropic, Anthony Morris e Alice Zhao, che costruirono l'interfaccia grafica di Claude Code in un fine settimana: la prima versione pubblica arrivò circa otto giorni dopo. Oggi cerca nei curriculum piccoli prototipi che mostrino gusto, empatia e pensiero fondato su principi.
Cosa resta da verificare
Il quadro ha due facce. Da un lato l'AI appare come un equalizzatore che permette ai nuovi arrivati di superare i guardiani diventati ciechi davanti ai problemi della propria azienda. Dall'altro sposta l'asticella dei ruoli entry-level dalla diligenza e dal mestiere verso imprenditorialità, senso del prodotto e gusto, competenze che le università insegnano poco e che le aziende tradizionalmente attribuivano a product manager esperti o fondatori. La formula "la fame batte l'anzianità" è motivante, ma presuppone una mentalità da hustle che non tutti i nuovi sviluppatori possono portare. Resta da verificare quanto questa impostazione sia già prassi diffusa in Anthropic o resti la posizione di un singolo manager, e come si misuri concretamente il "gusto" in un curriculum.
