Che cosa dice il rapporto
In un rapporto pubblicato giovedì, Anthropic afferma che l'adozione dei suoi agenti basati su Claude ha modificato l'organizzazione del lavoro interno: il personale dedicherebbe circa il 22% del tempo a gestire gli agenti, più del doppio rispetto a un anno prima, e da maggio 2026 gli agenti avrebbero registrato più ore di lavoro dei dipendenti, secondo l'analisi delle sintesi delle chat citata dal Guardian. La società sostiene inoltre di produrre più codice per persona, chiudere più vendite per addetto e gestire più contratti.
Il dato più rilevante riguarda l'occupazione: dal marzo 2025, poco dopo il lancio dello strumento di codifica agentica Claude Code, le assunzioni tecniche entry-level sarebbero scese da quasi il 30% al 9% e l'organico complessivo dal 21% al 14%. Anthropic attribuisce questi cambiamenti all'uso dell'AI e descrive i propri dipendenti come uno "strato sottile" sopra un numero crescente di agenti. Il rapporto prospetta uno scenario futuro di startup guidate da una sola persona che dirige sciami di agenti.
È opportuno distinguere i fatti dalle dichiarazioni: i numeri sono forniti dall'azienda stessa e si basano su un'analisi interna, non su una verifica indipendente. Lo stesso CEO Dario Amodei, ricorda il Guardian, aveva previsto l'anno scorso che l'AI avrebbe eliminato metà dei lavori impiegatizi entry-level e scritto il 90% del codice entro sei mesi; nessuna delle due previsioni si è avverata.
Le critiche di metodo e di merito
Diversi ricercatori mettono in dubbio sia la validità dei dati sia le motivazioni della pubblicazione. Morgan Frank, della Case Western Reserve University, ha diffuso un paper in peer review secondo cui i mercati del lavoro esposti all'AI si sono deteriorati molto prima dell'arrivo di ChatGPT nel novembre 2022 e di Claude pochi mesi dopo: le richieste di disoccupazione mostrerebbero un peggioramento già dall'inizio del 2022, senza che il lancio di ChatGPT corrisponda a un aumento rilevante delle perdite occupazionali. Frank cita tra i fattori possibili il taglio delle assunzioni fatte durante la pandemia e l'"AI-washing", cioè l'attribuzione all'AI di licenziamenti che sarebbero avvenuti comunque.
Julián Posada, scienziato sociale della Yale e autore di un libro sull'estrattivismo delle piattaforme, osserva che il rapporto è scritto dalla prospettiva di un'azienda che vuole vendere azioni e attirare investitori, e che manca una valutazione indipendente di revisori esterni; i numeri e i grafici, secondo Posada, raccontano solo una parte della storia. Dylan Baker, del Distributed AI Research Institute, definisce miope la strategia di spostare parte dello sviluppo software sull'AI riducendo le assunzioni junior, e giudica bizzarra la descrizione dell'attenzione umana come "collo di bottiglia": lo sviluppo software, sostiene, è un processo sociale e interpersonale. Un ingegnere anonimo citato nel rapporto parla di "un esercito di Claude" che chiede attenzione, e Baker dubita che da un simile ambiente nascano prodotti ben progettati.
Il contesto finanziario e ciò che resta da verificare
Il rapporto arriva in un momento delicato: secondo il Guardian Anthropic potrebbe debuttare in Borsa già a novembre, un giorno dopo aver annunciato l'impegno a destinare il 5% delle azioni al "bene pubblico" senza fornire dettagli. La bozza del filing S-1 rivelerebbe una perdita netta di 80 miliardi di dollari nel primo semestre dell'anno e un rating creditizio di tipo junk ottenuto a giugno; con la crescita dei ricavi in rallentamento, gli investitori stimano ora una valutazione di 1.500 miliardi, in calo rispetto alle precedenti stime di 2.000 miliardi o più. Il partner cloud CoreWeave, aggiunge il giornale, sarebbe sommerso da debiti legati all'AI con il titolo in forte calo.
Anthropic non ha risposto alla richiesta di commento del Guardian. Restano quindi da verificare in modo indipendente i dati interni sull'occupazione e sulla produttività, il nesso causale tra adozione degli agenti e riduzione delle assunzioni, e l'effettivo impatto sui dipendenti e sulla qualità del lavoro. Il rapporto offre uno spaccato di una singola azienda, ma le conclusioni generali sul futuro del lavoro nel settore tecnologico, come quelle sull'eliminazione di metà dei lavori impiegatizi, non sono supportate dai fatti disponibili.
