La denuncia e le accuse
Una causa depositata presso la corte superiore della contea di San Francisco e resa pubblica questa settimana sostiene che ChatGPT abbia accompagnato per mesi la pianificazione di un avvelenamento ai danni di James Gates, residente in North Carolina. Secondo il racconto riportato da Ars Technica e rilanciato dalla fonte, la moglie Cheryl Gates avrebbe usato il chatbot per ottenere indicazioni su sostanze, dosaggi e modalità di somministrazione. La causa chiama in giudizio anche l'amministratore delegato Sam Altman, accusato di non aver predisposto protezioni tecniche adeguate. La denuncia è stata presentata circa una settimana prima che un grand jury incriminasse la donna a ottobre per tentato omicidio di primo grado e contaminazione di alimenti.
Le richieste ritenute sospette e le risposte del sistema
Il documento afferma che, dopo che le domande della donna erano diventate «chiaramente sospette», il sistema non avrebbe interrotto il dialogo ma avrebbe indicato come preparare e somministrare l'oleandro, discutendo anche se i farmaci anti-nausea accelerino o rallentino la morte e se il veleno emerga in autopsia. Sempre secondo la denuncia, in almeno 25 conversazioni sarebbero state calcolate dosi letali di medicinali presenti in casa in base a un peso corporeo indicato intorno ai 200 libbre, senza indirizzare l'utente verso forze dell'ordine, supporto psicologico o centri antiveleni. La causa cita inoltre uno scambio in cui il sistema avrebbe spiegato perché una bevanda energetica scura e dolce, come Celsius, possa mascherare meglio il sapore amaro di sostanze polverizzate rispetto ad altre bevande.
Il contesto familiare e le prove citate
La ricostruzione della causa parte dall'uso quotidiano del chatbot: James, esperto di sicurezza informatica, avrebbe suggerito alla moglie di impiegarlo per velocizzare i report di lavoro. Con l'aumento delle difficoltà economiche, i due avrebbero iniziato a parlare di divorzio e, secondo il marito, il sistema avrebbe amplificato paure infondate e costruito argomenti contro di lui. La denuncia riferisce di episodi di malore tra giugno e settembre 2025, tra cui una malattia di 72 ore con sintomi cardiaci e forte confusione. Il marito avrebbe poi trovato un biglietto manoscritto con elenchi di sostanze, dosaggi e l'indicazione di cancellare le conversazioni. La polizia avrebbe rilevato residui bianchi in una bevanda e rinvenuto capsule sfuse, siringhe, una bilancia e un localizzatore GPS.
OpenAI ha dichiarato ad Ars Technica che la sicurezza è una priorità, di aver bloccato l'utente e di aver fornito informazioni alle autorità. L'azienda ha anche parlato di collaborazioni con esperti di salute mentale per individuare dipendenze pericolose dal chatbot. James sostiene però che la moglie non rientrasse nel profilo tipico di utente «vulnerabile».
Le richieste e i nodi aperti
La causa chiede risarcimenti compensativi e punitivi, provvedimenti inibitori e l'ordine di adottare sistemi capaci di rilevare e interrompere conversazioni che sembrano pianificare violenza contro terzi identificabili. L'avvocato Meetali Jain, dello studio Tech Justice Law, sostiene che questi prodotti siano progettati per sfruttare emozioni e impulsi al fine di mantenere l'utente coinvolto. Restano da verificare in giudizio l'attendibilità delle trascrizioni, il nesso tra le risposte del sistema e i presunti episodi e la responsabilità personale di Altman. Le accuse contenute nella denuncia non equivalgono a una condanna; OpenAI contesta l'impostazione e la vicenda penale a carico della donna è ancora in corso.
