Geopolitica e politica interna
In un articolo pubblicato dal Korea Herald, Robert J. Fouser riferisce di aver trascorso quest'anno tre settimane in Giappone, la visita più lunga in dieci anni, raccogliendo conversazioni e osservazioni sui temi più discussi nel Paese alla fine del 2026. Il clima descritto è un misto di inquietudine per il futuro e di cauto ottimismo. I tre argomenti ricorrenti sono la geopolitica, l'intelligenza artificiale e gli stranieri.
Sul fronte geopolitico, secondo l'autore, i cambiamenti degli anni Venti hanno colto il Giappone impreparato: gli Stati Uniti, storico alleato e garante della sicurezza, appaiono meno affidabili senza che sia emersa un'alternativa. L'impulsività di Donald Trump è descritta come motivo di profondo turbamento per un Paese che privilegia stabilità e prevedibilità. Fouser riporta un consenso tra gli esperti giapponesi di affari americani secondo cui, dopo le elezioni di metà mandato, Trump sarà un presidente uscente indebolito e il suo successore darà più valore all'alleanza con il Giappone di fronte a una Cina rafforzata. Si tratta di una previsione riportata, non di un fatto verificato.
L'articolo cita anche un calo della popolarità della prima ministra Takaichi Sanae sotto il 50 per cento nei recenti sondaggi, con molti elettori che ora la vedono come una continuità con il passato. L'autore sottolinea che il calo non ha spinto i votanti verso soluzioni populiste e che il Giappone resta tra le democrazie avanzate meno polarizzate. La maggioranza chiederebbe soluzioni pratiche ai problemi economici, tra inflazione e timori di un'economia a K che divida il ceto medio in vincenti e perdenti.
L'intelligenza artificiale tra entusiasmo e diffidenza
Sull'AI, Fouser riporta una rapida adozione nella società giapponese e un entusiasmo legato soprattutto alle possibilità informative. Le preoccupazioni riguardano gli usi negativi, la perdita di privacy e il controllo sui dati personali, oltre al timore che l'AI acceleri il declino dei media analogici come carta e scrittura a mano. La polarizzazione netta osservata negli Stati Uniti non sarebbe ancora emersa in Giappone.
Il Paese teme inoltre di essere rimasto indietro nella corsa all'AI rispetto ai vicini asiatici. Questo, insieme all'inquietudine per le capacità cinesi, avrebbe accresciuto l'interesse per la cooperazione tecnologica con Corea del Sud e Taiwan, considerate avanti in segmenti chiave come i semiconduttori. Secondo l'autore, la loro ascesa sta cambiando la percezione giapponese: da destinatari della tecnologia nipponica a partner paritari, anche come contrappeso alla Cina.
Stranieri e lavoro: necessità economica e timori
Il terzo tema è l'aumento degli stranieri. Fouser riporta che l'interesse per i casi eclatanti è calato dopo le elezioni della camera alta del 2025, ma resta centrale la questione di quanti stranieri accogliere e come integrarli. Alcuni media cercherebbero click con storie negative, mentre la maggior parte dei giapponesi accetterebbe i residenti stranieri come necessità economica in una società che invecchia. Il timore riguarderebbe più la rapidità dell'aumento che gli stranieri in sé.
L'autore cita anche il turismo: una visita a Kagoshima avrebbe mostrato come i visitatori stranieri aiutino a rivitalizzare il centro storico, con insegne in inglese e altre lingue in negozi e ristoranti, scenario impensabile vent'anni fa. Nel complesso, Fouser interpreta l'umore del tardo 2026 come una modalità di attesa: le decisioni giapponesi emergono da un consenso lento a formarsi e, in assenza di un accordo su come posizionare il Paese a metà del XXI secolo, il Giappone continuerebbe a osservare da bordo campo un mondo turbolento.
