Dai video virali alle offerte delle aziende
Quello che era nato quasi per caso, come passatempo per un creatore impegnato nel lavoro di giardiniere, si è trasformato in una vetrina per i limiti dei chatbot. Parlando mercoledì al WIRED World Fair, secondo quanto riporta WIRED, Matt Husk ha dichiarato che "tutte le grandi aziende di AI" lo hanno contattato per collaborare dopo il successo dei suoi video, in cui pone ai modelli richieste apparentemente semplici — contare fino a 100, fare beatbox — e ne mostra gli errori. Tra le richieste ricevute, Husk ha citato anche quella di xAI di Elon Musk, che secondo lui gli avrebbe offerto un'auto Tesla per una settimana in cambio di video realizzati in esclusiva per l'azienda.
Si tratta, va precisato, di dichiarazioni del diretto interessato riportate da WIRED, non di fatti confermati dalle aziende: OpenAI, Anthropic e xAI non hanno risposto alle richieste di commento. Le stesse aziende, nelle informazioni disponibili, compaiono con denominazioni mutate nel testo della fonte — xAI sarebbe stata accorpata a SpaceX e poi rinominata in seguito a un presunto intervento del presidente Trump sulla definizione di intelligenza artificiale — dettagli che il materiale riporta senza ulteriori verifiche.
Il timer che sbaglia e i contatti con OpenAI
Il successo di Husk si fonda su una tipologia di contenuto semplice: mettere alla prova la voce di ChatGPT con compiti misurabili e mostrare, senza commento, le risposte fuori bersaglio. Un episodio diventato emblematico riguarda la misurazione di una corsa: al cronometro impostato per un miglio, il modello avrebbe indicato come "circa 10 minuti" un intervallo di pochi secondi. Sempre secondo WIRED, in aprile il CEO di OpenAI Sam Altman, ospite del podcast Mostly Human, avrebbe ammesso sorridendo che l'incapacità del modello di impostare un timer accurato è un "problema noto" destinato a durare ancora per un anno.
Sul piano dei rapporti personali, Husk ha raccontato sempre al WIRED World Fair, intervistato da Evan Ratliff, che OpenAI gli avrebbe offerto l'accesso anticipato a una correzione del problema del timer in cambio delle credenziali del suo account, proposta che ha rifiutato. L'azienda avrebbe in precedenza chiesto una collaborazione per un video, con un'offerta economica che Husk ha definito minima, e poi avrebbe proposto di inviargli dei regali chiedendo il suo indirizzo di casa, anche in questo caso senza esito.
Il punto di merito, più della cronaca delle trattative, è il tema sollevato da Husk: le aziende presentano i modelli come capaci di gestire faccende quotidiane, e i suoi video mettono alla prova proprio questa promessa con richieste concrete, come farsi comprare del pane o guidare una trattativa su Craigslist. Il divario tra aspettative comunicate e risultati osservabili è ciò che alimenta l'interesse del pubblico.
Un'economia della verifica e i limiti del caso
La vicenda ha anche un risvolto professionale: secondo WIRED, Husk ha circa due milioni di follower complessivi tra Instagram, TikTok e YouTube, un accordo con l'agenzia Unicorn e collaborazioni commerciali con CeraVe e Ninja, oltre a una serie originale in arrivo con The Onion in cui imparerà competenze come il mimo tramite Zoom. Ha spiegato di voler ampliare il proprio raggio d'azione perché passa troppo tempo a parlare con l'AI e di preferire comunque le proprie idee, anche le peggiori, a quelle generate dai modelli.
Restano da verificare diversi elementi: l'entità e la natura delle offerte delle aziende, l'effettiva esistenza delle comunicazioni descritte, e la portata delle smentite o conferme, che al momento non sono arrivate. Il materiale non consente inoltre di stabilire quanto il caso Husk rifletta un fenomeno strutturale di rapporti tra aziende di AI e creator critici, né di quantificare l'impatto dei suoi video sulla percezione pubblica dei modelli. La notizia, quindi, va letta come resoconto di dichiarazioni pubbliche in un evento WIRED, con la cautela che l'assenza di riscontri aziendali impone.
