La spinta degli incentivi: investimenti e risultati
Secondo l'indagine Fòrema, ente di formazione del sistema confindustrialе veneto, condotta su un campione di 1.000 aziende del Veneto, il 71,5% delle imprese analizzate ha realizzato investimenti in beni strumentali avanzati, ricerca e sviluppo e formazione usufruendo del credito d'imposta. L'87% di questi investimenti si è concentrato nel quadriennio 2022-2025. Il 70,2% delle aziende ha mobilitato tra 100 mila e 1 milione di euro, mentre il 21,8% ha superato il milione.
Le motivazioni dichiarate sono soprattutto l'aumento di produttività ed efficienza (86%), il miglioramento delle performance energetiche e ambientali (67%) e il rafforzamento competitivo (55%). Le tecnologie più adottate sono software e sistemi digitali (77,6%), beni strumentali interconnessi (69,2%), formazione 4.0 (53,8%) e sensori IoT con data analytics (51,8%). Su una scala da 1 a 5, gli impatti misurati raggiungono 4,6 sull'efficienza dei processi e 4,4 sulla produttività; l'88,6% delle imprese si dichiara più competitiva.
Occupazione e competenze: la tecnologia non distrugge posti
Il dato occupazionale contraddice, secondo la fonte, la narrazione di una tecnologia che elimina lavoro: per il 66,7% delle aziende gli investimenti hanno prodotto crescita diretta dell'organico (significativa per il 24%) o hanno salvaguardato posizioni a rischio (24,1%). Nel periodo 2022-2025 il campione ha ampliato la forza lavoro del 12,8%, con circa 8.000 nuovi posti. Sul fronte delle competenze, il 72% ha inserito figure tecnico-specialistiche, il 61,5% ha riqualificato il personale verso competenze digitali e green, il 32,9% ha assunto esperti di sostenibilità ed energia.
Restano però criticità legate alla burocrazia e all'instabilità normativa. Senza le misure di sostegno, l'87,4% delle imprese dichiara che avrebbe difficoltà a restare competitiva. Il sistema degli incentivi è giudicato buono dal 51,8% e sufficiente dal 29,5%, ma le criticità segnalate riguardano la complessità normativa (36,5%), l'incertezza delle scadenze e i cambi di regole (32%) e l'eccesso di adempimenti (26%). Le richieste sono stabilità e semplificazione: il 74,5% chiede una programmazione quinquennale o settennale, il 67% adempimenti più snelli, il 45% maggiore integrazione tra incentivi per macchinari e formazione.
Welfare e parità di genere: il divario dimensionale
La seconda parte dell'indagine, dedicata all'organizzazione del lavoro e alla conciliazione vita-famiglia (Survey PdR 192/2026), evidenzia un quadro a due velocità. Sulla notorietà della prassi di riferimento per la parità di genere, il 29% del campione dichiara di non conoscerla, il 27% la conosce ma non ha agito, un altro 27% applica pratiche informali non certificate; solo il 17% è certificato o in fase di certificazione.
Le differenze tra grandi e piccole imprese sono marcate: le tutele per la maternità raggiungono 4,2 su 5 nelle grandi realtà e scendono a 2,6 nelle piccole. La protezione della paternità scivola a 1,6 nelle PMI (3,5 nelle grandi) e l'assistenza ai caregiver si ferma a 1,8 (3,2 nelle grandi). Paternità, caregiver e azioni correttive restano sotto la soglia minima di attenzione (3/5) per la maggior parte del tessuto produttivo. Fòrema sostiene che per colmare il divario non bastino decreti o agevolazioni, ma servano strumenti operativi pronti all'uso e affiancamento territoriale. Resta da verificare, in assenza di dati esterni, quanto questi risultati siano estendibili ad altre regioni italiane.
