La denuncia dei manager tedeschi
I leader industriali europei riuniti a Seul per la sessione di apertura della Conferenza Asia-Pacifico dell'industria tedesca hanno indicato nell'eccesso di regole e nella stagnazione pluriennale i principali freni alla competitività del continente. Secondo quanto riporta The Korea Herald, i vertici di BASF, DHL Group e Hager Group hanno chiesto decisioni più rapide e hanno additato la capacità manifatturiera sudcoreana come riferimento da imitare.
L'amministratore delegato di DHL Group, Tobias Meyer, ha sostenuto che nonostante l'aumento delle barriere commerciali il commercio globale resta resiliente, trainato dalla domanda di tecnologie avanzate. Meyer ha sintetizzato la propria tesi con la formula «la tecnologia batte i dazi», precisando che nel primo semestre dell'anno l'intelligenza artificiale e la domanda di semiconduttori hanno generato oltre l'80% della crescita del commercio mondiale. Si tratta di una dichiarazione del manager, riportata dalla fonte e non verificabile in modo indipendente con il materiale disponibile.
Il nodo della crescita europea
Il quadro europeo delineato dall'amministratore delegato di BASF, Markus Kamieth, è decisamente più fosco. «Il nostro problema più grande in Europa non sono i costi dell'energia, è la totale assenza di crescita. La produzione industriale tedesca è a crescita zero da sette anni», ha affermato. Kamieth ha poi criticato il peso normativo, sostenendo di poter elencare venti regolamenti che hanno aumentato i costi per le imprese e nessuno che li abbia ridotti.
L'avvertimento è che, senza recuperare competitività sui costi, l'Europa rischia di affidarsi al protezionismo e di trasformarsi in un'«isola isolata». Daniel Hager, amministratore delegato di Hager Group e presidente dell'associazione tedesca dell'industria elettronica e digitale ZVEI, ha aggiunto che la quota europea del commercio globale è in calo e ha contestato la coerenza delle politiche: da un lato si sovvenziona la produzione di semiconduttori, dall'altro si impongono norme ambientali e sul lavoro che ne minano la sostenibilità commerciale.
La Corea del Sud come modello e i punti aperti
Interrogati su basi produttive efficienti fuori dalla Cina, i manager hanno indicato la Corea del Sud. Kamieth ha ricordato che BASF esporta oltre metà della produzione sudcoreana verso i mercati globali, mentre Meyer ha elogiato la forza del Paese nei semiconduttori e la capacità di mantenere in casa le filiere a monte considerate critiche. Kamieth ha anche invitato le imprese europee ad adottare la cultura sudcoreana del «ppalli-ppalli», cioè la rapidità nelle decisioni e nell'esecuzione, ritenuta essenziale per competere a livello globale.
Il messaggio complessivo è che la sfida principale per l'Europa non si esaurisce nelle pressioni commerciali esterne, ma riguarda soprattutto il superamento dei propri ostacoli strutturali alla crescita. Restano tuttavia da verificare diversi elementi: le affermazioni su crescita zero e perdita di quote commerciali sono citazioni dei manager, non dati certificati nel testo, e il materiale non indica quali riforme specifiche siano state proposte né se vi siano stati riscontri da parte di istituzioni europee o tedesche.
