Che cos’è Arvis e perché è diverso dai chatbot commerciali
L’Esercito sudcoreano ha mostrato per la prima volta alla stampa il proprio sistema di intelligenza artificiale generativa, chiamato Arvis, durante una dimostrazione mercoledì alla 9ª Divisione di fanteria a Goyang, nella provincia di Gyeonggi, unità indicata come banco di prova dell’iniziativa per le unità intelligenti. Secondo quanto riportato da The Korea Herald, il sistema è stato sviluppato dall’Esercito nell’agosto 2025 ed è entrato in servizio nel 2026.
La differenza rispetto a strumenti come ChatGPT di OpenAI o Claude di Anthropic è dichiarata e voluta: Arvis è addestrato soprattutto su regolamenti dell’Esercito, procedure amministrative e altri dati militari, e risponde soltanto entro aree approvate. Nella dimostrazione ha rifiutato richieste su temi sensibili, come l’ubicazione del leader nordcoreano Kim Jong-un o le indicazioni per raggiungere Pyongyang, sostenendo di non disporre delle informazioni necessarie. L’Esercito precisa che l’obiettivo non è un chatbot generalista, ma uno strumento per tagliare i tempi di documenti, rapporti e attività amministrative ordinarie.
I numeri dichiarati e l’uso previsto
Secondo i dati forniti dall’Esercito, un insieme di mansioni amministrative che prima richiedeva complessivamente 700 minuti a settimana può essere completato in 21 minuti grazie all’automazione, con una riduzione del 97%. Il sistema può, per esempio, predisporre un messaggio di allerta partendo dalle condizioni meteo del giorno, raccogliendo informazioni e precauzioni di sicurezza da diffondere sulla rete intranet militare.
Arvis è attualmente accessibile dai computer della intranet dell’Esercito; il servizio sta lavorando per renderlo disponibile anche su dispositivi mobili on-device usati durante l’addestramento all’aperto. L’intenzione annunciata è di distribuire più di 60.000 di questi dispositivi entro il 2034. La versione Arvis 2.0, attesa per dicembre, dovrebbe aggiungere capacità agentiche, cioè la possibilità di svolgere compiti con maggiore autonomia.
Oltre l’AI: strutture e controllo
La dimostrazione ha incluso anche alloggi dei soldati e un centro di comando e controllo, dove l’Esercito ha presentato sistemi per automatizzare le operazioni quotidiane. Negli alloggi i militari possono accedere con impronta digitale a un chiosco touchscreen per richiedere permessi, appuntamenti medici, consultare programmi di addestramento e informazioni sui turni di guardia. Un comandante di plotone ha spiegato che i soldati possono così gestire le proprie esigenze in un unico punto, evitando passaggi tra uffici e sistemi diversi.
Nel centro di comando gli ordini di guardia possono essere generati automaticamente tramite automazione dei processi robotici, tenendo conto del personale in permesso o fuori base. Sensori possono inviare alert se le condizioni di un impianto diventano anomale, come un aumento della temperatura in un deposito oltre una soglia stabilita. Anche la gestione delle armi è collegata al sistema: in tempo di pace un comandante autorizzato apre un armadio intelligente con carta di identità o impronta, e i soldati sbloccano solo le armi assegnate tramite riconoscimento dell’impronta; in tempo di guerra il blocco può essere rilasciato. Il sistema registra in tempo reale uscite e rientri e può avvisare il centro di comando se un soldato lascia un’area designata mentre risulta ancora in possesso di un’arma.
Le domande aperte
L’uso crescente di infrastrutture digitali fisse solleva la questione di come questi sistemi funzionerebbero quando le unità devono spostarsi in tempo di guerra. Un funzionario dell’Esercito ha dichiarato che il problema è stato considerato e che l’obiettivo è ridurre il lavoro amministrativo inutile in tempo di pace, così da dedicare più tempo a un addestramento di qualità; le funzioni chiave resterebbero disponibili tramite dispositivi mobili anche quando sensori e attrezzature fisse non possono seguire l’unità. L’Esercito prevede di estendere questi sistemi per le unità intelligenti a tutta la forza entro il 2034. Il maggiore generale Ryu Seung-ha, chief information officer dell’Esercito, ha affermato che il servizio continuerà a integrare AI, dati e reti iperconnesse per garantire comando e controllo senza interruzioni in ogni ambiente e consentire ai soldati di concentrarsi sulle missioni di combattimento. Resta da verificare sul campo l’efficacia dei risparmi dichiarati e la tenuta dei sistemi in scenari di mobilità.
