Il nuovo agente e la promessa di facilità
In un articolo pubblicato su The Guardian, la psicologa Carly Dober prende spunto dal lancio di Muse, il nuovo agente personale di intelligenza artificiale presentato da Meta. Secondo quanto riportato, lo strumento non si limita a conversare come un chatbot tradizionale: può compilare moduli, organizzare calendari, pagare bollette e prenotare. Meta lo descrive come un agente personale pensato per tutti. Dober collega l'annuncio a un momento in cui gli agenti di IA sono stati al centro delle cronache per intrusioni in siti governativi, agenzie pubbliche e imprese, ma dichiara che la sua preoccupazione immediata è più vicina alla vita quotidiana.
Il costo cognitivo della scorciatoia
Il ragionamento della psicologa parte da un'osservazione sul funzionamento del cervello: tende a scegliere la via di minor resistenza per preservare risorse, e la stanchezza della vita moderna rende seducente delegare a una macchina. Dober cita il fenomeno della delega cognitiva: affidarsi troppo all'IA salterebbe lo sforzo mentale necessario a costruire connessioni neurali profonde, favorendo un'accettazione passiva delle informazioni e riducendo la riserva cognitiva nel tempo. A questo affianca il bias di automazione, cioè la tendenza a dare più credito a quanto prodotto dalla tecnologia rispetto a una fonte manuale contraddittoria, e la compiacenza da automazione, ovvero un monitoraggio meno vigile perché si presume che lo strumento sia accurato. L'autrice ricorda che i modelli linguistici generano spesso risposte inesatte.
Privacy, consenso e attrito volontario
Un secondo filone riguarda i dati. Dober parla di paradosso della privacy: molti dichiarano di tenere alla riservatezza, ma nei comportamenti cedono dati in cambio di convenienza. Sostiene che l'aggregazione delle informazioni può servire a orientare acquisti, influenzare voti e prevedere eventi privati, e che le informative sono lunghe e di difficile lettura, alimentando la stanchezza da consenso. La sua proposta non è rifiutare la tecnologia, ma introdurre attrito deliberato: disattivare la posizione quando non serve, rifiutare i cookie di tracciamento, limitare l'uso dell'IA al computer, fare logout per rendere più faticoso l'accesso, attendere mezzogiorno prima di rivolgervi una domanda, scrivere da soli le prime bozze e riservare ore senza schermi.
Dober ammette che costruire ostacoli in un'esperienza progettata per essere senza attrito è difficile, ma afferma che il cervello ne trarrà beneficio. Le sue indicazioni restano consigli individuali, non misure validate da uno studio clinico nel testo.
Cosa è confermato e cosa resta da verificare
Il materiale conferma il lancio di Muse e la sua descrizione da parte di Meta, oltre alle opinioni e alle categorie psicologiche evocate dall'autrice. Non fornisce dati su diffusione, efficacia o effetti misurabili dell'agente, né dettagli sulle intrusioni menzionate. Resta quindi da verificare sul campo l'impatto reale dell'uso prolungato e l'efficacia delle strategie proposte.
