L'offerta e chi è coinvolto
Microsoft ha comunicato lunedì di aver offerto pacchetti di uscita volontaria a circa 60.000 dipendenti, pari a circa un quarto della forza lavoro, secondo quanto riporta The Korea Herald sulla base di un dispaccio AFP. L'offerta riguarda personale di team selezionati negli Stati Uniti, in Canada, in India e nel Regno Unito, con qualifica pari o inferiore a vicepresidente. Un portavoce dell'azienda ha precisato che alcuni gruppi di dipendenti sono esclusi, tra cui parte di coloro che lavorano nei data center, nelle vendite e nel marketing.
L'iniziativa è la seconda proposta di buyout volontario avanzata da Microsoft ai propri dipendenti quest'anno. In aprile l'azienda aveva offerto a circa il 7% della forza lavoro statunitense la possibilità di andare in pensione anticipata; secondo CNBC circa il 30% degli aventi diritto aveva aderito al piano. L'azienda contava 223.000 dipendenti a livello globale alla fine di giugno, in calo rispetto ai 228.000 di fine 2025, secondo documenti regolatori. Circa il 27% dell'organico risulta idoneo alla nuova offerta.
Il contesto finanziario e la corsa all'AI
La mossa si colloca in una fase in cui Microsoft cerca di ridurre i costi mentre destina ingenti risorse all'intelligenza artificiale. L'azienda pubblicherà i risultati trimestrali più avanti questa settimana. Nel trimestre aprile-giugno Microsoft aveva speso complessivamente 41 miliardi di dollari e prevedeva di salire a 50 miliardi nel periodo luglio-settembre. La società ha però ridotto la previsione di spesa totale per l'anno solare 2026 a 175 miliardi, dai 190 miliardi indicati in precedenza.
Il direttore finanziario Amy Hood, durante una call con gli analisti, ha spiegato che circa due terzi della spesa è destinato ad attività a breve ciclo di vita, in particolare chip, per rispondere alla domanda dei clienti sia per infrastrutture AI sia non AI. A luglio Microsoft aveva inoltre tagliato quasi 5.000 posti, concentrati soprattutto nella divisione gaming Xbox.
Le altre aziende e il nodo occupazionale
Il tema dei tagli attraversa il settore tecnologico. Secondo quanto riportato dai media statunitensi la scorsa settimana, Netflix taglierà circa il 6% della forza lavoro, pari a 1.000 posti. eBay ha licenziato 1.000 dipendenti all'inizio di questo mese, dopo un precedente round che aveva coinvolto 800 posizioni. A maggio Meta ha ridotto circa il 10% dell'organico globale, circa 8.000 persone, e ad aprile aveva annunciato la cancellazione di 6.000 assunzioni previste e il trasferimento di 7.000 dipendenti verso ruoli legati ai flussi di lavoro AI. Uber a settembre ha annunciato il taglio di circa il 10% del personale, stimato in 3.000 o più dipendenti, mentre Amazon a gennaio ha comunicato 16.000 licenziamenti globali.
Il dispaccio ricorda che Amazon, Microsoft, Alphabet e Meta sono complessivamente indirizzate a investire circa 700 miliardi di dollari quest'anno in data center, chip e infrastrutture di calcolo per l'intelligenza artificiale. Restano da verificare l'adesione effettiva all'offerta, il numero finale di uscite e l'impatto sui conti che l'azienda comunicherà questa settimana. Anche figure interne al settore, come il CEO di Anthropic Dario Amodei, hanno messo in guardia sui possibili effetti dell'AI sull'occupazione.
