Il dispositivo e il contesto
Meta, secondo quanto riporta The Verge, punta a vendere per le feste un Muse Charm, un piccolo assistente AI dall'aspetto morbido da portare con sé come un Tamagotchi. Nello stesso articolo la testata racconta un'alternativa: un pendente con touchscreen da 1,75 pollici acquistato per 50 dollari, il Waveshare ESP32-S3 1.75C, spedito dalla Cina e indicato da Meta stessa tra le prime proposte per chi vuole costruire un "Muse Gadget", cioè un dispositivo basato sul codice open source e sui token di Meta per collegarsi al cloud Muse.
Il kit non ha fotocamere né radio cellulare 5G, a differenza del prodotto che Meta intende commercializzare. Il suo valore, nell'esperienza raccontata, sta nella possibilità di essere riprogrammato: funziona come orologio da taschino, come mirino remoto per la fotocamera del telefono e, in teoria, come controllo per la casa intelligente, ma solo dopo aver aggiunto molto codice.
Cosa non funzionava e cosa è stato aggiunto
L'installazione del software di Meta sul Waveshare è descritta come semplice: collegamento al PC, uso di Claude sul repository GitHub di Meta e abbinamento all'app Muse sul telefono. I risultati però erano modesti: Muse interpretava gli input come clip audio da trascrivere anziché come comandi, le risposte erano lente, non venivano lette ad alta voce e sullo schermo comparivano solo poche parole alla volta, senza uno spazio per leggere i messaggi completi. L'avatar Jolly incluso restava sostanzialmente inerte e il dispositivo non rilevava da solo altri apparecchi per la casa intelligente, a differenza di quanto fanno sistemi come Amazon Echo o Google Home.
Secondo il racconto, l'autore non ha esperienza di programmazione e si è affidato a sessioni di Claude Code per colmare quasi tutte queste lacune: una pagina di cronologia delle conversazioni, una voce sintetica di ElevenLabs per le risposte, un'anteprima dal vivo della fotocamera del telefono con scatto a distanza, la correzione dell'immagine frontale capovolta e un'anteprima a bassa qualità via Bluetooth. Sono stati aggiunti anche nuovi avatar e un mini-gioco in stile Tamagotchi con livelli di fame, noia e sporco, oltre a un quadrante funzionante con tre lancette e a un lettore per brevi video. Il codice inviato a Muse viene ora filtrato per evitare frammenti audio troppo brevi. L'autore precisa di non sapere se il codice sia valido e di non fidarsi di Meta o del suo agente Muse per email e rete domestica, anche alla luce di un episodio in cui, secondo The Verge, sarebbe stato esposto l'indirizzo di casa di un recensore; per precauzione il dispositivo è stato messo su una rete Wi-Fi ospite.
Le questioni aperte
La conclusione della prova è che, senza codice aggiuntivo, il pendente non offre più funzioni Muse di uno smartphone. La ragione per scegliere un hardware dedicato sarebbe quindi la possibilità di riprogrammarlo, non l'assistente in sé. Resta da verificare se il Muse Charm in vendita sarà altrettanto liberamente programmabile o se chi cerca quel tipo di flessibilità farà meglio a orientarsi su un kit di sviluppo. La risposta arriverà, secondo la fonte, quando il prodotto sarà effettivamente sul mercato.
