Una mostra costruita sull'atmosfera
La galleria Piknic, nel centro di Seul, ospita la prima personale coreana della fotografa americana Deborah Turbeville, intitolata Atmosphere e aperta da venerdì fino al 28 febbraio 2027. L'esposizione è organizzata con MUUS Collection, archivio fotografico di New York che ha acquisito il lavoro dell'autrice nel 2020, e riunisce circa 200 pezzi, 102 dei quali originali, tra stampe vintage e collage. Secondo la fonte, l'insieme sostiene una tesi precisa: il valore di un'immagine risiede meno in ciò che mostra e più in ciò che evoca.
Le fotografie descritte dal Korea Herald sono granulose, slavate, in grigi spenti, e somigliano più alle pagine di un album di famiglia ritrovato che alle riviste patinate per cui furono realizzate. Le modelle appaiono come presenze pallide e distanti, con lo sguardo rivolto altrove. Gli ambienti che abitano possono ricordare, secondo il giornale, un film di Alain Resnais, una pièce di Cechov o una stazione termale europea da tempo chiusa, spesso tutto insieme: ciò che resta è un senso di déjà vu più che un tempo o un luogo riconoscibile.
Dalla redazione alla macchina fotografica
Turbeville arrivò alla fotografia in una seconda fase della carriera: dopo aver lavorato come fashion editor per Harper's Bazaar e Mademoiselle, iniziò a scattare intorno ai 35 anni. Negli anni Settanta le sue immagini comparvero sulle riviste di moda accanto a quelle di Helmut Newton e Guy Bourdin, di cui però rifiutava la provocazione patinata e sessualizzata.
Nel 1975 portò cinque modelle in costume da bagno in uno stabilimento balneare pubblico di New York condannato alla chiusura. Le fece appoggiare contro le piastrelle scrostate, ciascuna con lo sguardo in una direzione diversa, come se fosse sola nella stanza. Il servizio, intitolato Bathhouse e pubblicato da Vogue, lasciò i lettori sgomenti; oggi è ricordato come un riferimento dell'epoca.
La mostra di Seul ricostruisce anche le sperimentazioni successive. Maquillage (1975) è una rivista immaginaria composta da fotografie strappate e ritagli scritti a mano, editoria di moda senza nulla da vendere. Per Unseen Versailles (1981), commissionato da Jacqueline Kennedy Onassis, la fotografa evitò lo splendore dorato della reggia per puntare l'obiettivo su mobili coperti da lenzuola e statue consumate.
La letteratura come materia prima
La finzione alimentò le sue immagini quanto la moda: nel volume Studio St. Petersburg del 1997 le fotografie di ballerine di balletto convivono con passaggi di Alexander Pushkin e Anna Akhmatova, mentre Passport trasforma un romanzo mai pubblicato in circa 130 collage di immagini e testo. La fonte riferisce che Turbeville diceva di voler cogliere persone del mondo di oggi con l'atmosfera del passato riflessa nei loro volti: una nostalgia per qualcosa che non si ricorda.
Il materiale disponibile non contiene interviste ai curatori, dati sui visitatori attesi né un confronto con altre tappe espositive: questi elementi restano da verificare. La mostra, secondo il giornale, funziona soprattutto come luogo in cui fermarsi e assorbire un clima, più che come percorso cronologico documentato.
