Casi sul campo e il fenomeno della resa cognitiva

Secondo un articolo di WIRED, tre ventenni sono rimasti bloccati su una parete rocciosa del Mount Shasta, in California settentrionale, dopo aver chiesto aiuto: avevano portato cibo insufficiente, sopravvalutato la propria forma fisica, raggiunto la vetta alle 19:30 e iniziato la discesa al buio. Come hanno ammesso in seguito, la scarsa pianificazione dipendeva in parte dall'affidamento al chatbot Gemini di Google. Nick Meyers, responsabile del programma del Mount Shasta Wilderness Climbing and Avalanche Center del Servizio forestale statunitense, ha commentato che questi escursionisti almeno avevano provato a informarsi, ma a suo giudizio «si sono spenti il cervello».

Il fenomeno non è isolato: sempre secondo Meyers, un'altra visitatrice ha piantato la tenda vicino a un cartello di divieto sostenendo che l'AI le avesse detto che poteva farlo, mentre un uomo vagava per un sentiero con una mappa generata dall'AI che collocava elementi importanti sul versante sbagliato della montagna. In Canada, una squadra di elicottero ha tratto in salvo un sedicenne da una cengia sulla Widowmaker Arete, sul Crown Mountain: il ragazzo aveva usato il chatbot Claude di Anthropic per pianificare il viaggio, pur avendo consultato anche Google Maps e l'app AllTrails.

Chris Flathmann, professore di informatica incentrata sull'uomo alla Clemson University, spiega il meccanismo: i chatbot possono «allucinare», cioè presentare con sicurezza informazioni false, e il loro uso può portare alla cosiddetta «resa cognitiva», in cui l'utente smette di ragionare in modo critico. Se l'AI finge di essere esperta di un tema che l'utente non conosce, questi non ha gli strumenti per contestarla, e tornare a pensare criticamente in una situazione di pericolo è difficile. Inoltre i chatbot tendono a dire ciò che l'utente vuole sentirsi dire, con tono autorevole, anche quando le fonti sono thread di Reddit, video YouTube datati o contenuti inventati.

Numeri e cautele: cosa è confermato e cosa manca

Chip Jenkins, sovrintendente del Grand Teton National Park in Wyoming, riferisce un aumento netto nell'ultimo anno della percentuale di visitatori che dichiarano di usare l'AI per informazioni di viaggio: dal zero al 26 per cento, una curva che a suo avviso non si appiattirà. Non è però dimostrato che l'uso crescente dell'AI porti a più incidenti e soccorsi: l'ufficio di Meyers, che copre una vasta area selvaggia della California settentrionale, registra in media una dozzina di interventi l'anno e il 2026 sembra nella media. In Wyoming le chiamate ai soccorsi sono diminuite rispetto al 2025: 312 finora nel 2026, contro 466 nel 2025 e 377 nel 2024.

Jim Moss, avvocato del Colorado esperto di attività ricreative e volontario nei soccorsi, osserva che i chatbot sono solo l'ultimo strumento che offre nuovi modi di cacciarsi nei guai: dieci anni fa i social spingevano alla scoperta di mete, prima ancora Google Maps e la connettività degli smartphone creavano problemi. Resta da capire, aggiunge, come i consigli discutibili di un robot influenzeranno tutte queste persone. Flathmann sottolinea una differenza: TikTok e Instagram ispirano, mentre l'AI fornisce istruzioni, giuste o sbagliate, e incoraggiamento; non cerca di ingannare, ma è l'evoluzione naturale di uno strumento di questo tipo.

La raccomandazione degli esperti

Il consiglio dei soccorritori e degli esperti è lo stesso a prescindere dallo strumento usato: verificare le informazioni su fonti autorevoli e aggiornate, come mappe e siti delle agenzie che gestiscono i terreni pubblici, siti delle associazioni dei sentieri o guide, e meglio ancora parlare con una guida, un funzionario forestale o un ranger. La conclusione di Meyers: chi va in luoghi che possono uccidere deve prendere sul serio la pianificazione.

Il quadro che emerge dall'articolo è quindi duplice: da un lato casi documentati di escursionisti che hanno attribuito all'AI decisioni sbagliate e un uso dichiarato in forte crescita in un parco nazionale; dall'altro l'assenza, al momento, di dati che colleghino l'aumento dell'uso dei chatbot a un aumento di incidenti e interventi di soccorso. La distinzione tra percezione degli operatori, dichiarazioni dei protagonisti e statistiche disponibili resta centrale per valutare il fenomeno.

Fonte e attribuzione: questa sintesi originale è stata redatta da AICronaca sulla base del resoconto di WIRED — AI ↗. Le dichiarazioni sono attribuite alla fonte; eventuali limiti informativi: L'articolo si basa su un'unica fonte giornalistica (WIRED, ripreso da High Country News) e su dichiarazioni di operatori e studiosi; non fornisce dati nazionali sistematici sul nesso tra uso di chatbot e incidenti in ambiente. I casi citati sono aneddotici e alcuni dettagli (per esempio il ruolo effettivo dei diversi strumenti usati dal sedicenne) sono riferiti dai protagonisti..