Una scorciatoia per capire se vale la pena andare in causa

Secondo quanto riferito da IT之家 sulla base di un articolo di Business Insider, l'avvocato Alex Spiro, socio dell'ufficio newyorkese dello studio Quinn Emanuel e professionista spesso scelto da Elon Musk, ritiene che l'intelligenza artificiale possa ridurre le fasi superflue dei procedimenti legali. L'idea centrale è che gli strumenti automatizzati consentano di raccogliere e organizzare più rapidamente fatti e informazioni, così da stabilire in tempi brevi se un caso convenga chiuderlo con un accordo o sostenerlo fino al processo.

Spiro non parla in astratto: nel materiale sono elencati alcuni dei suoi assistiti, tra cui l'attore Alec Baldwin, il rapper Jay-Z, il proprietario dei New England Patriots Robert Kraft e l'ex sindaco di New York Eric Adams. La sua valutazione arriva dunque da un professionista abituato a controversie di alto profilo, anche se la fonte non precisa quali strumenti abbia effettivamente sperimentato né con quali risultati misurati.

Meno passaggi intermedi, più casi in aula

Un secondo effetto indicato dal legale riguarda la possibilità di eliminare molte tappe intermedie che oggi tengono le cause sospese tra trattative e udienze. Se le informazioni sono più chiare fin dall'inizio, secondo Spiro i tempi e i costi delle controversie potrebbero ridursi, evitando il continuo oscillare tra ipotesi di transazione e minaccia di giudizio.

Il ragionamento porta a un esito che può sembrare controintuitivo: con analisi più rapide, più casi potrebbero finire davanti a un tribunale. Spiro immagina uno scenario in cui, esaminate dieci vertenze, nove vengono chiuse con un accordo e una sola viene portata avanti con decisione. La riduzione dell'incertezza, a suo avviso, potrebbe spingere le aziende a non rinunciare per timore del rischio a battaglie che ritengono comunque necessarie.

La strategia resta quella di sempre

Spiro chiarisce però che l'AI non incide sul cuore del mestiere forense. Da vent'anni, spiega, il suo modo di condurre una causa e di parlare alla giuria non è cambiato: alcune argomentazioni funzionano, altre no, e i giurati non si comportano diversamente solo perché è arrivata la tecnologia. Ciò che potrebbe cambiare è il lavoro di chi raccoglie il materiale da trasformare in tesi difensive: potrebbero servire meno persone, oppure bastare strumenti in grado di arrivare alle informazioni in modo più diretto e veloce.

Sul rischio che i clienti sopravvalutino le proprie capacità giuridiche grazie all'AI, il legale risponde con ironia: sostiene che quasi tutti i suoi assistiti si considerino più esperti di diritto di lui, e che proprio questo costituisca la sua specializzazione. La battuta non contiene dati, ma segnala che il rapporto tra avvocato e cliente resta centrale.

Cosa manca per verificare la tesi

Le affermazioni raccolte dalla fonte sono previsioni e considerazioni personali, non risultati di uno studio. Non vengono indicati strumenti specifici, tempi di riduzione dei procedimenti, costi risparmiati né casi concreti in cui l'AI abbia già prodotto un'accelerazione. Resta quindi da verificare, con dati misurabili, se l'adozione di questi sistemi riduca davvero i passaggi processuali e modifichi il numero di cause discusse in aula.

Fonte e attribuzione: questa sintesi originale è stata redatta da AICronaca sulla base del resoconto di IT之家 ↗. Le dichiarazioni sono attribuite alla fonte; eventuali limiti informativi: la ricostruzione segue le informazioni disponibili nel resoconto originale.