L'inchiesta e il sequestro
Il Dipartimento di giustizia degli Stati Uniti ha annunciato di aver incriminato cinque persone nell'ambito del primo intervento federale su larga scala contro i cosiddetti «studenti fantasma»: truffatori che usano identità rubate di cittadini americani per iscriversi a college e università e intascare i prestiti studenteschi. La notizia è stata diffusa giovedì con un comunicato e illustrata in conferenza stampa, secondo quanto riporta Ars Technica.
Secondo la ricostruzione del DOJ, parte dello schema si basava sull'intelligenza artificiale. Le autorità hanno sequestrato più di 750mila dollari in criptovalute da «una rete legata a cittadini kenioti», dopo che l'analisi dei dati aveva contribuito a individuare i presunti responsabili. Il viceprocuratore generale Colin M. McDonald, della divisione nazionale per la repressione delle frodi, ha definito quello in Kenya «il primo sequestro internazionale del suo genere» e ha avvertito che l'operazione è appena iniziata.
Come funzionava il meccanismo
Il sistema, hanno spiegato funzionari dell'FBI e del Dipartimento dell'istruzione, partiva dall'acquisto di informazioni personali di americani, spesso diplomati che non si sono mai iscritti all'università e sono entrati subito nel mondo del lavoro. Con quei dati i truffatori compilavano la domanda di aiuto federale FAFSA e tentavano l'iscrizione. Se accettati, gli aiuti venivano prima versati agli atenei per coprire tasse e rette; il resto finiva su conti bancari controllati dai frodatori. Il DOJ ha indicato che decine di persone hanno aperto conti usati come prestanome.
Per mantenere attivo il flusso di denaro, gli indagati usavano l'IA per compilare le domande, svolgere i compiti e persino simulare la presenza dello studente nelle sessioni virtuali. McDonald ha spiegato che l'obiettivo era tenere lo «studente fantasma» iscritto il più a lungo possibile, semestre dopo semestre.
La dimensione del fenomeno e il costo per le vittime
Il Dipartimento dell'istruzione ha dichiarato di aver individuato oltre 830mila potenziali conti fraudolenti di aiuti federali creati con dati personali di cittadini statunitensi; se tutti fossero studenti fantasma, le perdite si avvicinerebbero a 130 milioni di dollari. Per i soggetti specificamente incriminati, le autorità parlano di oltre 32 milioni di dollari di perdita accertata, con la convinzione che il totale sia molto più alto. Il caso è emerso dalle analisi dell'ufficio dell'ispettore generale del Dipartimento dell'istruzione, poi supportate dall'FBI nel tracciare conti e portafogli di criptovalute negli Stati Uniti e all'estero.
Le vittime, secondo il DOJ, difficilmente scoprono la truffa finché il governo non reclama il rimborso dei prestiti anni dopo; nel frattempo il loro credito può essere danneggiato. McDonald ha ammesso che districare la situazione è complesso, pur elogiando il lavoro del Dipartimento dell'istruzione.
Le misure e i rischi segnalati
L'amministrazione Trump ha attribuito le incriminazioni alle nuove misure di rilevamento delle frodi, tra cui la verifica online dell'identità per gli studenti. Il sottosegretario all'istruzione Nicholas Kent ha accusato la precedente amministrazione Biden di aver disattivato quasi tutti gli strumenti antifrode. Il presidente della Federal Trade Commission Andrew Ferguson ha sostenuto che i sistemi automatizzati possono fermare le frodi senza nuove risorse. Tuttavia, secondo Ars Technica, il sistema non è infallibile: operatori e associazioni hanno avvertito che i falsi allarmi gravano sugli atenei e possono ritardare l'accesso agli aiuti, soprattutto per studenti a basso reddito che non possiedono un documento d'identità valido. Resta da verificare l'impatto effettivo di questi controlli e l'esito del procedimento giudiziario.
