La settimana nera delle big tech
Secondo quanto riportato da The Guardian, venerdì i mercati statunitensi hanno chiuso in forte calo a causa di un'ondata di vendite sui titoli tecnologici iniziata all'inizio del mese e accelerata dopo trimestrali deludenti delle principali aziende del settore. In una sola settimana la flessione ha sottratto quasi 1.000 miliardi di dollari di valore al Nasdaq, l'indice a forte componente tecnologica, mentre nell'arco di un mese la perdita si aggira intorno ai 2.000 miliardi. L'S&P 500 ha perso più dell'1% venerdì, bruciando centinaia di miliardi di capitalizzazione e avviandosi a cancellare i guadagni di ottobre nonostante nel corso dello stesso mese avesse toccato il massimo storico. Il Nasdaq Composite ha ceduto oltre il 3%, mentre il Dow Jones Industrial Average ha registrato una contrazione più contenuta.
Il quadro è quello di una correzione concentrata sul comparto tecnologico: nella giornata di venerdì le perdite del settore hanno oscurato un andamento misto del resto di Wall Street, con l'S&P 500 diviso quasi equamente tra titoli in rialzo e in ribasso. Secondo The Guardian, più di 2.000 miliardi di dollari di valore di mercato sarebbero destinati a essere cancellati dal Nasdaq 100 nel mese, una cifra che — scrive il giornale — supera di poco l'intera capitalizzazione di SpaceX. Da inizio ottobre l'indice ha perso oltre il 5,8%.
Il nodo dei rendimenti dell'AI
Alla base della vendita, secondo la ricostruzione della fonte, c'è la crescente domanda degli investitori se i miliardi di dollari che le grandi aziende stanno destinando all'intelligenza artificiale possano generare profitti e produttività con rapidità sufficiente a giustificare la spesa. Meta Platforms, Alphabet e Amazon hanno alzato le previsioni di spesa mentre competono per ampliare l'infrastruttura dedicata all'AI. I dubbi si sommano alle preoccupazioni che tassi di interesse elevati possano rallentare la costruzione di nuovi data center, mettendo sotto pressione i titoli dei produttori di chip e degli altri beneficiari della corsa alle infrastrutture per l'AI.
Sul fronte dei singoli risultati, Intel ha perso quasi il 30% ed è vicina alla peggiore giornata dal 1974, nonostante utili trimestrali superiori alle attese degli analisti: la previsione di profitto per gli ultimi tre mesi dell'anno è risultata molto inferiore alle stime. Amazon ha ceduto l'1,8% dopo aver riportato un utile estivo più debole del previsto e aver reso noto di aver speso quest'anno più del previsto. Il giorno precedente Alphabet aveva perso oltre il 12%, con 500 miliardi di dollari di capitalizzazione cancellati, nella sua peggiore giornata di sempre, dopo aver comunicato agli investitori di aver bruciato più liquidità in estate che in primavera proprio per i massicci investimenti in AI. Nvidia, precedentemente valutata circa 5.000 miliardi di dollari, ha perso il 3,1% ed è stata la principale forza al ribasso sull'S&P 500.
Aspettative alte e nodi aperti
Nonostante la correzione, le aspettative sulla capacità delle aziende statunitensi di generare profitti elevati restano alte: secondo The Guardian sono state proprio queste attese a spingere l'S&P 500 sul record di inizio mese. Il confronto tra i due dati è la chiave della giornata: gli investitori continuano a scontare utili in crescita, ma stanno riducendo la disponibilità a finanziare senza riscontri la spesa per l'AI.
Restano da verificare alcune questioni che il materiale non chiarisce: non è indicato quali trimestrali specifiche abbiano innescato l'accelerazione delle vendite oltre a quelle citate, né se la correzione sia destinata a esaurirsi o a estendersi ad altri comparti. Non sono inoltre disponibili indicazioni sui tempi con cui le aziende prevedono che gli investimenti in AI si traducano in ricavi. La fonte cita un contributo di Associated Press alla redazione del testo.
