La scommessa sui negozi, non sul marchio
Zerostore, catena sudcoreana di minimarket non presidiati specializzata in prodotti a basso contenuto di zuccheri, ha superato i 230 punti vendita a poco più di due anni dall'apertura del primo, avvenuta nel luglio 2024. Il cofondatore e amministratore delegato Pyeon Young-min, 30 anni, ha spiegato al Korea Herald che la crescita non dipende dall'onda mediatica dei cibi zero zuccheri, ma da un modello costruito attorno agli interessi dei consumatori e dei titolari dei negozi.
Secondo il racconto del fondatore, la priorità è stata fin dall'inizio garantire vantaggi di prezzo, ampiezza dell'assortimento e redditività ai franchisee, anche rinunciando a gran parte del margine distributivo della sede centrale. In una fase iniziale, durata tra uno e un anno e mezzo, quel margine si è quasi azzerato, ha dichiarato Pyeon.
Regole leggere e sostegno dopo l'apertura
Il modello di affiliazione descritto è insolitamente flessibile: Zerostore non obbliga i titolari ad acquistare prodotti designati né a servirsi di un installatore interno convenzionato, e consente di approvvigionarsi altrove se si trovano prezzi migliori. La sede investe invece nel mantenimento dell'attività dopo l'apertura, con comunicazione in tempo reale, supervisione e campagne di marketing.
Pyeon sostiene che molti esercenti partiti con un solo punto vendita hanno poi aperto altre sedi o presentato il marchio a conoscenti. Nello stesso periodo, ha aggiunto, sarebbero nati circa 40-50 marchi concorrenti, quasi tutti usciti dal mercato: secondo il fondatore l'attenzione generale si è concentrata sull'espansione senza cogliere la scarsa redditività iniziale.
Obiettivi prudenti e incognite dell'estero
La società dichiara ora di puntare su una redditività stabile più che su una crescita aggressiva, con un obiettivo di utile netto mensile per i titolari compreso tra 1,5 e 2,5 milioni di won, senza promettere rendimenti eccezionali. Pyeon ritiene inoltre che la domanda di prodotti a basso contenuto di zuccheri stia diventando un'aspettativa diffusa; i dati di vendita citati indicano però che i sostituti dei pasti, tra surgelati e cibi a lunga conservazione, generano più ricavi delle bevande.
Zerostore sta valutando il primo sbocco all'estero, dopo contatti ricevuti da Stati Uniti, Australia ed Europa, finora respinti per non distogliere risorse dal mercato interno. Il nodo indicato è il prezzo, perché la logistica può rendere molto più costosi all'estero prodotti economici in Corea, e tra i mercati possibili è citata la Mongolia. Restano da verificare i conti reali della sede e la tenuta del modello.
