Un film fatto a mano in cinque anni

Wildwood, il nuovo lungometraggio dello studio di stop-motion Laika, noto per Coraline e ParaNorman, è descritto come il progetto più ambizioso dell'azienda: un'avventura fantasy alla cui realizzazione hanno lavorato cinque anni, con oltre 230 pupazzi, di cui 36 solo per la protagonista Prue, mossi da 49 animatori. Secondo il materiale della fonte, più di 1.000 artisti hanno partecipato al film in qualche forma. La lavorazione sarà presentata in anteprima il 23 ottobre.

Il confronto con gli strumenti di AI generativa, che promettono risultati immediati, è il punto di partenza dell'intervista rilasciata da Travis Knight, regista del film e amministratore delegato di Laika, a The Verge. La domanda riguardava cosa significhi uscire con un'opera simile in un momento in cui questi strumenti sembrano onnipresenti.

Tecnologia sì, sostituzione dell'artista no

Knight respinge l'accusa di ostilità verso la tecnologia in sé. Nel materiale si sottolinea che Wildwood introduce novità tecniche rispetto ai film precedenti dello studio: molti pupazzi sono dotati di diaframmi che permettono agli animatori di simulare la respirazione, le articolazioni hanno muscolature più elaborate e i materiali per vestiti, capelli e pellicce sono più resistenti e flessibili, per un risultato più realistico. La matita, il pennello, la stampante 3D e la postazione computer sono tutti strumenti tecnologici, osserva il regista, ma acquisiscono valore quando sono maneggiati da un artista.

La distinzione che propone è quindi tra strumenti che ampliano il lavoro creativo e strumenti che lo compiono al posto dell'artista. È su questo secondo caso che si concentra la sua contrarietà: secondo Knight, quando un sistema ha assorbito materiale prodotto da artisti e lo ripropone in altra forma, il risultato manca di anima e di spirito, e questo, afferma, equivale a un furto. La sua tesi è che solo chi ha vissuto esperienze umane come la perdita, il lutto o una delusione sentimentale possa raccontarle.

Speranze e cautele fuori dalle arti

Rispetto ai settori diversi dalle arti, la posizione riportata è più sfumata: Knight definisce l'AI una tecnologia straordinaria, capace di apportare benefici in ambito medico e scientifico, ma anche potenzialmente dirompente e distruttiva per la società. Dice di temere questo secondo scenario e di sperare nel primo, subordinando l'esito alla capacità degli esseri umani di gestire la tecnologia con responsabilità. L'articolo collega la sua presa di posizione a quella di altri registi che hanno criticato questi strumenti, e cita come fenomeni in corso a Hollywood le repliche digitali di attori, l'addestramento di modelli sui film degli studios e i forti investimenti nel settore, senza fornire dettagli ulteriori.

Restano da verificare diversi elementi: la fonte non quantifica l'impatto dell'AI sulle produzioni audiovisive né documenta casi specifici di uso nelle major, e non chiarisce se Knight si riferisca a pratiche precise o a una tendenza generale. La portata delle sue dichiarazioni, inoltre, è quella di un parere personale di un dirigente di studio, non di una presa di posizione formale di Laika o del settore.

Fonte e attribuzione: questa sintesi originale è stata redatta da AICronaca sulla base del resoconto di The Verge — AI ↗. Le dichiarazioni sono attribuite alla fonte; eventuali limiti informativi: la ricostruzione segue le informazioni disponibili nel resoconto originale.